Capitolo 38

 

“Ti piace leggere?

Io credo di aver letto almeno due volte tutti i libri presenti in casa,

ma per qualche motivo le storie non vanno mai come voglio io.

Chissà se là fuori c’è un libro che fa per me.”

 


“Se non c’è, puoi sempre scrivertelo da sola.”

 

 

Il vestito rosso che mi aveva preso Leo mi stava alla perfezione, così come il resto degli abiti che aveva commissionato per me, le sole cose che mi lasciavano dubbiosa erano l’ampia scollatura e le spalline basse che mi passavano attorno alle braccia, lasciando scoperti collo e spalle. Julie mi riempì di complimenti, poi mi fece accomodare alla toletta così da potermi acconciare i capelli.

«Vedrete, vi farò l’acconciatura migliore di cui sono capace,» annunciò sicura, iniziando a spazzolarmi delicatamente le ciocche. Io sorrisi senza aggiungere altro, lasciandola tranquilla di mettersi all’opera.

Lavorò rapida con le ciocche ai lati della mia testa per modellarle in due strette trecce che andò poi a unire dietro, fermandole con quello che mi parve un fermaglio cosparso di brillanti che però non riconobbi, lasciando poi il resto della mia chioma libera.

Quando ebbe finito, la ringraziai e lanciai un’occhiata alla scatola con la collana. Proprio in quel momento, un tonfo alla porta fece sussultare entrambe. Julie andò lesta ad aprire e il mio cuore iniziò a battere freneticamente.

Leo apparve sulla soglia, completamente vestito di nero, con tanto di guanti e un lungo soprabito nero che scendeva fin quasi a terra. Il panciotto e la camicia erano quasi indistinguibili, così come lo erano i pantaloni scuri e gli stivali.

Sembrava pronto ad andarsene da un momento all’altro.

Scattai in piedi e lo raggiunsi, incurante della presenza di Julie.

«Dov’eri?» chiesi gracchiante, lui mi scrutò accigliato.

«Cosa è successo?»  domandò, riferendosi ovviamente alla mia voce, io scrollai le spalle.

«Non c’eri, quando me ne sono accorta mi è preso il panico.»

Leo non rispose, sollevò serio lo sguardo puntandolo su Julie e ordinandole in modo piuttosto brusco di uscire, la ragazza si affrettò quindi a obbedire, si inchinò e superato Leo, sparì lungo il corridoio. Lui a quel punto fece un passo avanti, costringendomi ad arretrare, e si chiuse la porta alle spalle.

«Sei stata molto male?» domandò, i suoi occhi fissi sul mio volto, e io di nuovo mi trovai a scrollare le spalle.

«Un po’, ma Mikhail mi ha aiutata.»

Lo vidi accigliarsi, ma non commentò, si mosse piano per la stanza, dirigendosi alla toletta per prendere l’astuccio, e il cuore iniziò a battermi così forte da schizzarmi in gola.

Sfilò la collana dal contenitore e si voltò di nuovo verso di me, tenendola sollevata così che io potessi vederla per bene.

«Con questa addosso,» iniziò, «non sarai mai da sola. Anche se non mi vedrai, io sarò comunque lì.»

Deglutii sbattendo lentamente le palpebre, un po’ spaventata all’idea che progettasse di lasciarmi sola anche durante il ballo.

Si avvicinò senza aggiungere altro e io di riflesso, sollevando le mani tremanti, andai a scostarmi i capelli dal collo, per facilitargli l’operazione.

Lui accennò un sorriso e si chinò per posarmi un piccolo bacio sul collo, facendomi rabbrividire, poi risollevandosi così da ristabilire nuovamente il contatto visivo, alzò la collana e delicatamente, me la strinse attorno al collo.

La pressione della stoffa sulla mia gola non era eccessiva o fastidiosa, ma era comunque legata più strettamente del normale, un monito costante della sua presenza attorno al mio collo, così da tenere sempre a mente che Leo era con me e che gli appartenevo. Sentii il freddo del rubino e del filo di diamanti che lo sorreggeva scendermi lungo la gola e fermarsi al centro del mio petto, facendomi rabbrividire.

Quando ebbe finito, si allontanò da me e mi fissò intensamente.

«Sei meravigliosa, non sai cosa mi passa per la testa in questo momento vedendoti vestita così, con addosso il mio collare.» Il tono profondo e roco con cui sussurrò quelle parole, mi scatenò lunghi brividi di piacere in tutto il corpo. Gemetti piano provando ad avvicinarmi a lui, ma Leo mi fermò, poggiandomi delicatamente una mano guantata sulla spalla e scuotendo debolmente la testa, tornando improvvisamente serio.

«Stasera devi rimanere nel salone,» mi ordinò cupamente, «non devi uscire da lì dentro per nessuna ragione e, se proprio devi farlo, fatti accompagnare ovunque devi andare da Stevenson.»

Annuii con solennità e lui grugnì, soddisfatto. Si voltò poi verso il letto per afferrare la maschera e la guardò per un lungo istante.

«Non credo di poterla mettere,» mormorai avvilita, «se la metto sopra gli occhiali, questi mi spingo sulla punta del naso e mi fanno male, se la metto sotto, scivolano.»

Senza dire niente, Leo tornò verso di me e con estrema delicatezza, mi sfilò gli occhiali dal naso. Provò ad appoggiarli sopra la maschera e, con un rapido movimento delle dita, legò le due stanghette con il nastro di stoffa che avrei dovuto legarmi attorno alla testa. Siccome traballavano ancora, non contento del suo operato, andò verso il tavolino della toletta e si mise a rovistare tra i vari cassetti finché evidentemente, non trovò quello che cercava. Quando tornò a voltarsi, gli occhiali sembravano essere saldamente fermi al loro posto e io lo guardai, meravigliata, avvicinandomi per poter osservare meglio.

«Come hai fatto?»

Lui grugnì, provando ad allacciarmi la maschera attorno al capo, gli occhiali erano un po’ storti e fu costretto a sistemarli meglio, ma dopo un paio di accorgimenti, vedevo tutto perfettamente.

«Spille da balia,» rispose conciso. «Non potrai fare molti movimenti bruschi, ma almeno potrai indossarla.»

Sorrisi, grata che avesse trovato una soluzione al mio problema.

«E la tua maschera?» chiesi, realizzando solo in quel momento che non ne portava nessuna, sbuffò.

«Immagino la vedrai più tardi, sarò costretto a metterla per la gioia di Kerr che sicuramente si è divertito un sacco a sceglierla.»

Avrei voluto chiedergli che genere di maschera fosse, ma un pensiero più urgente prese il sopravvento.

«Quindi ci sarai al ballo?» Gli afferrai i lembi del soprabito stringendomi a lui.

«Certo,» mormorò sorridendomi dolcemente, «voglio starti accanto finché posso e vedere tutti gli uomini attorno morire d’invidia.» Poi i suoi occhi si incupirono di nuovo, «Ma esattamente come è successo oggi, a un certo punto, dovrò sparire. Tu segui i miei ordini e, ti giuro, andrà tutto bene.»

Di nuovo, mi trovai ad annuire molto solennemente, cercando di trasmettergli con lo sguardo tutta la fiducia che provavo, tutta la mia più seria intenzione di seguire alla lettera le sue parole, per niente al mondo l’avrei deluso, non quella sera.

Lui si chinò per un bacio rapido sulle labbra, che restavano scoperte sotto il bordo della maschera, poi si avviò verso la porta, prima di uscire, mi guardò un’ultima volta, intensamente.

«Sei splendida,» si complimentò e per un breve istante, ebbi l’impressione che mi osservasse in quel modo così intenso e attento, perché temesse di non vedermi mai più e quella poteva essere la sua ultima occasione per farlo. Mi si strinse il cuore a quel pensiero, feci per aprir bocca e chiedergli qualcosa, qualsiasi cosa, ma la porta si era già chiusa dividendoci e i suoi passi si allontanavano nel corridoio.

 

Scesi qualche minuto dopo, sentendo provenire dal salone già dolci melodie e un allegro chiacchiericcio animato. Varcai la soglia della sala da ballo, cercando con gli occhi la sagoma familiare di Andrew, sentivo su di me gli occhi di tutti quelli a cui passavo accanto e la cosa mi imbarazzava moltissimo. La pressione lieve attorno al collo però, mi ricordava costantemente che non ero sola, dandomi il coraggio di proseguire nella mia ricerca. Lanciando sguardi attorno a me, scorsi altre persone con maschere di animali, vidi gatti, cani, cavalli, ma anche molte persone con semplici mascherine nere attorno agli occhi e pochi, rari, senza niente a coprirgli il volto.

Alla fine, riuscii a individuare quello che mi pareva Andrew dall’altro capo della sala, intento a conversare con un minuto e biondissimo invitato, che ero sicura di non aver mai visto. Riuscii ad avvicinarmi e Andrew, con addosso la sua maschera a forma di volpe, mi sorrise calorosamente, solo per un istante i suoi occhi scivolarono sulla mia collana e sembrò perdere ogni forma di allegria, ma l’attimo passò velocemente e il sorriso riapparve sul suo volto.

«Signorina Fortescue, benarrivata,» mi salutò inchinandosi per un baciamano.

«Posso presentarvi il Marchese Christopher Rolan Beauclerk, futuro duca di St. Albams?» poi si voltò verso il ragazzo. «Marchese, questa è la signorina Desdemona Fortescue, unica figlia del Conte Gregory Fortescue.»

Mi inchinai davanti a quella che probabilmente era la persona più importante nell’intero salone e questo mi restituì uno sguardo estremamente altezzoso.

«Sì, conosco di nome del vostro casato, signorina Fortescue, lasciatemi dire che non è certo così antico né autorevole come il mio.»

Sbattei le palpebre confusa e lanciai uno sguardo a Andrew che scosse impercettibilmente la testa.

«Marchese,» iniziai lentamente, «non abbiamo certo la superbia di paragonarci a voi.»

Lui sbuffò, i suoi meravigliosi occhi verdi che brillavano dietro la semplice mascherina nera. «Ovviamente no.»

Non sapevo bene come ribattere. Lo studiai attentamente, notando i perfetti boccoli biondi che cadevano sulle sue spalle, la figura bassa e esile, i suoi occhi di un verde così splendido da sembrare intagliati nella giada e perfino il suo tono di voce faceva ipotizzare di trovarsi davanti a un’apparizione angelica, questo finché non ti rivolgeva la parola, evidentemente.

«Signorina Fortescue,» la voce di Andrew mi distolse dal mio studio accurato di quello strano individuo, «siete incantevole stasera.»

Io arrossii, grata che la maschera nascondesse il rossore delle mie guance.

«Vi ringrazio, Marchese,» risposi bisbigliando. Beauclerk di fronte a me sbuffò, distogliendo lo sguardo e buttando in fuori il petto, quasi volesse mettere in mostra il panciotto azzurro finemente lavorato con fili d’oro che indossava quella sera. Una strana idea mi balenò in testa e, come sempre, prima ancora che potessi fermarmi a riflettere, la mia bocca si mosse.

«Marchese Beauclerk, posso farvi i complimenti per lo splendido abbigliamento?»

I suoi occhi si puntarono su di me, brillanti.

«Oh, certo che potete,» iniziò, annuendo compiaciuto. «Questo panciotto è stato lavorato dai migliori sarti del regno!» disse passandosi la mano sul petto, «E questa giacca…» continuò prendendo tra le mani un lembo di stoffa, «è stata commissionata in Francia, solo per far risaltare la mia stupenda persona.»

La giacca nera sembrava infatti essere stata creata su misura per lui e notai che sul bordo del colletto erano state cucite, sempre con un filo d’oro, le sue iniziali. Mi morsi la guancia per cercare di non ridere.

«Infatti, e se posso, ci riesce benissimo, credo che la vostra bellezza stasera superi quella di tutti gli uomini presenti… e anche quella di molte donne.»

Sollevò il mento e drizzò ancora di più le spalle, gonfiandosi, sentendo quelle parole.

«Ne sono consapevole,» dichiarò serissimo, «sapete che sono state scritte delle poesie per descrivere la bellezza dei miei occhi?»

«Oh,» esclamai genuinamente sorpresa, «davvero? E da chi sono state scritte, se posso?»

Lui scrollò le spalle, altezzoso.

«Da me stesso, ovviamente.»

Andrew per lo sforzo di non scoppiare a ridere stava pian piano diventano sempre più rosso. Io in bocca iniziavo a sentire il sapore del sangue tanto mi stavo mordendo forte l’interno delle guance.

«Sono certa,» iniziai con la voce tremante, «che siate tanto bello quanto abile nello scrivere.»

Lui annuì, sempre più compiaciuto delle mie lodi.

«Ebbene sì,» dichiarò quasi con una punta di modestia nella voce, «un giorno ero sulle rive di questo laghetto e, specchiandomi, notai quanto splendidamente la luce del sole riflessa nell’acqua facesse risplendere i miei occhi, dovevo immediatamente scriverne affinché il mondo sapesse. Inutile dire che quando rilessi ciò che avevo scritto, scoprii di possedere questo innato talento artistico.»

Mi lanciò una lunga occhiata attenta. «Gradireste leggere alcune delle mie poesie?»

Sbattei le palpebre, sorpresa. «Le avete con voi?»

Lui annuì, solennemente. «Non viaggio mai senza, se volete, magari, posso farvi la gentilezza di andare a recuperarne un paio da farvi leggere.»

Lanciai un’occhiata a Andrew, che aveva girato la testa per non far vedere che stava ridendo silenziosamente. Tornai a guardare il giovane marchese e annuii.

«Mi piacerebbe molto, vossignoria.»

Con ciò mi sorrise, in modo così caloroso che in quel momento ricordò davvero un piccolo angelo.

«Chiamatemi pure Christopher,» concesse con un cenno, «ora se volete scusarmi, devo esaudire i desideri di una signorina.» E con rapido saluto rivolto a entrambi sparì inghiottito dalla folla in modo abbastanza frettoloso.

Andrew mi guardò sorridendo. «Sapete, vero,» iniziò ridacchiando, «che sta correndo in camera per potervi far leggere tutto quello che ha scritto?»

Sorrisi, fissando il punto in cui era sparito. «È una persona molto singolare.»

Andrew annuì, avvicinandosi a me.

«Già, ma gli state molto simpatica, io ho dovuto aspettare un mese intero prima che mi concedesse il privilegio di chiamarlo per nome.»

Ridacchiai, toccandomi la maschera per essere certa che non stesse scivolando giù.

In quel momento la musica prese a suonare un valzer e sentii i peli della nuca rizzarsi, all’erta.

Mi voltai giusto in tempo per vedere un’imponente figura completamente vestita di nero avvicinarsi con indosso una spessa maschera che gli copriva l’intero capo.

«Ah,» mormorò Andrew seguendo il mio sguardo, «è arrivato il lupo cattivo.»

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Commenti

  1. Io voglio sapere cosa succede fuori dal salone e anche perché Leo sparisce, quindi voglio entrare nella storia sottoforma di moscerino che svolazza e vede tutto 😂😂
    Il marchese mi ha fatto ridere un sacco!

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    Risposte
    1. Ehehehe un po' di pazienza 💟

      E sono contenta che Christopher ti piaccia 🤣 come sua "mamma" ammetto che è un piccolo pavone vanesio ma lo adoro, anche se non dovrei dirlo dei miei stessi personaggi, mi diverto un sacco anche io a scriverlo 🤣

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